Novilunio in Bilancia del 10.10.2026 - CHI ROMPE PAGA

Nel Novilunio in Bilancia del 10.10.2026 c’è una decisione da prendere su questioni del passato che chiedono riequilibrio e giustizia. Si tratta di equilibri relazionali instabili, cariati alla radice dai giorni contati.

Si verifica in un momento di forte pressione in cui i piatti della bilancia faticano a rimanere fermi Si verifica in un momento di forte pressione in cui i piatti della bilancia faticano a rimanere fermi, mentre siamo chiamati a cambiare, anzi a DISARMARE i vecchi modi di agire su cui quegli equilibri si reggono: quelli ostinati e orgogliosi, che non vanno al cuore della questione e non portano da nessuna parte, anzi rischiano di auto-distruggerci..

Per giunta, Venere, governatore del segno, viaggia in retrogradazione avvicinandosi ad un appuntamento formidabile, la chiusura di un ciclo di 100 anni in Scorpione (vedi VSP). 

Venere retrograda sarà protagonista anche nella successiva lunazione, il Plenilunio in Toro, altro segno che lei governa, dove potrebbe sfoderare un bel COLPO di GRAZIA funzionale ad attivare meglio il seme di questo Novilunio.

La data del Novilunio ci permette di giocare anche coi numeri perché diventa un bel 10.10.10 (2026 somma 10) che ridotto diventa 111, numero associato all’ultimo passo di un conto oltre il quale si esce dal conteggio. Qui c'è un sistema di equilibri instabili che ha i giorni contati, perché è cariato alla radice

Perché il 111 è associato ad un conto che si chiude?
È il numero dei motti della cosiddetta Profezia di Malachia, attribuita a un arcivescovo irlandese del XII secolo e pubblicata nel 1595. Si tratta di 111 brevi frasi latine, una per ogni pontefice, seguite da un ultimo paragrafo senza numero dedicato a "Pietro Romano", che termina con una sola parola: FINIS. Al di là della sua autenticità, molto discussa dagli storici, la Profezia ha consegnato all'immaginario collettivo il 111 come ultimo gradino prima della fine di un ciclo.

È anche l'età superata da Thomas Peters, ricordato come il primo supercentenario della storia e decano dell'umanità che morì nel 1857 a undici giorni dal suo centododicesimo compleanno (Claudio Zanetti ne “L’occhio del matematico”). La cosa spiritosa in tutto questo è che i documenti che provavano la sua età sono andati perduti, quindi abbiamo un decano con i conti che non tornano, appunto.

Persino Tolkien ha legato il 111 ad un congedo. È l'età che Bilbo, ne “La Compagnia dell’Anello”, festeggia prima di sparire dalla propria festa, lasciando la Contea e la vita di sempre.

Il filo che collega queste 3 storie è quello di un numero, il 111, che segna il limite oltre il quale si esce dal conto, che sia una serie di papi, la durata di una vita o un racconto.

Inoltre in numerologia esoterica il 10 ha il simpatico nomignolo “osa vedere il diavolo” cioè qualcosa che preferiremmo non vedere, quindi è una semina che ci chiama a trovare il coraggio (siamo sostenuti da Giove in Leone) per affrontare questioni alla radice.

Ciò che non vogliamo vedere è qualcosa con cui stiamo facendo i conti, non necessariamente materiali, anzi qui la questione è piuttosto metafisica.

Alla base c'è una relazione spirituale dalle radici cariate dove spesso un dio ad immagine e somiglianza dell'uomo ci attende con un conto enorme che rischia di diventare eterno. Un dio partorito nel paradigma di mera sopravvivenza.
Qualunque situazione esteriore stiamo affrontando, il Novilunio ci dice che non basta un ritocco in superficie ma serve andare alla radice.

Venere retrograda ci sta chiedendo di rivalutare da dove nasce il nostro senso di valore, e quanto ne abbiamo costruito su quel conto da pagare.

Una questione i cui riflessi sulla vita della forma sono potenti e variegati, con un comune denominatore, sia collettivo che individuale, l’ostinazione a cercare soluzioni usando sempre gli stessi metodi, anziché accettare di rivedere in profondità le proprie modalità di azione.

Siamo chiamati a trovare il coraggio e a rilasciare eventuale orgoglio, perché continuando ad agire come sempre, i conti non torneranno mai col rischio molto alto di AUTO-distruzione, secondo la logica scorpionica del “piuttosto di mollare muoio”.

E qui non si tratta di profezie nucleari, stiamo parlando di pesi da lasciar andare, di maschere che non è più tempo di indossare. Che si irrigidiscono e mantenerle costa ogni giorno di più. Perché ci si è attaccati come un cane che morde un osso (sempre i denti di mezzo).

Nei sei mesi di maturazione che ci aspettano fino al Plenilunio del 22.3.2027, qualche equilibrio si romperà, e CHI ROMPE PAGA come indica il simbolo sabiano “due uomini in arresto”. Non come punizione, ma come possibilità per RENDERSI CONTO di qualcosa.

Qualcosa che sta già accadendo in occidente con la crisi del gasolio, che sta creando problemi di approvvigionamento destinati forse ad aumentare, e i cui costi ricadono sempre più sulle tasche dei singoli. Come nel gioco delle tre carte, si può continuare a far girare tutto finché c'è qualcosa da nascondere. Ma prima o poi la carta si scopre, e sotto non c'è più niente.

La via d'uscita da questa impasse la mostra la mappa che illustro nel video. Dare più peso a valori concreti, tangibili, non solo l’oro ma anche i prodotti della TERRA.

RENDERSI CONTO che i CONTI della GLOBALIZZAZIONE non tornano e trovare il coraggio per un ritorno alle filiere corte, alla sovranità alimentare, alla riscoperta di ciò che il territorio produce.

Un’evoluzione di cui ci parla il Gran Trigono Minore e che potrà dispiegarsi nei prossimi anni, ma ORA si gettano le fondamenta proprio scuotendo le vecchie strutture.
La pressione per fare il salto insomma e ritrovare un equilibrio che regga davvero.

 Il VIDEO dell'episodio è disponibile qui.